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VIII Congresso Nazionale Architetti Pianificatori Paesaggisti Conservatori

Data pubblicazione: 12/07/2018

Si porta all'attenzione degli iscritti la riflessione del Presidente dell'Ordine APPC di Trapani, arch. Vito Maria Mancuso, a chiusura dell'VIII Congresso Nazionale Architetti Pianificatori Paesaggisti Conservatori che si è svolto a Roma dal 5 al 7 luglio.


Si allega, inoltre, la Relazione del Presidente del CNAPPC, Giuseppe Cappochin, e il Manifesto approvato dall'assemblea dei delegati a chiusura dei lavori, ricordando che tutti i documenti del Congresso sono consultabili sul sito: http://www.cnappccongresso2018.it/  


Trapani, 12 luglio 2018


Ho cercato un’immagine alternativa all’Uomo Vitruviano di Leonardo Da Vinci per riportare ai colleghi trapanesi gli esiti dell’VIII Congresso Nazionale degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori italiani, ma non ne ho trovata altra così significante.


Portiamo a casa, in questo difficile e perdurante periodo di criticità professionale, la constatazione che noi architetti italiani, del Nord, del Centro e del Sud d’Italia (archi star esclusi), siamo veramente arrabbiati. Arrabbiati per un Paese che ha dimenticato la ragione della nostra centralità, del ruolo che l’architetto ha nel progettare la contemporaneità e nel preservare e lasciare ai posteri uno dei più grandi patrimoni culturali del mondo.


Il titolo del Congresso, “Abitare il Paese - Città e Territori del Futuro Prossimo”, rimanda la mia generazione alla lettura del filosofo Gianni Vattimo: “Abitare viene prima di costruire”, (In Casabella, n° 485/1982).


Rientriamo con la speranza che un’auspicata “Legge per l’ Architettura” sia urgenza per l’attuale Governo e sia percepita dagli italiani quale norma fondamentale per la “Legge della qualità della vita” del Paese, indispensabile per “un futuro desiderabile” per noi e per le prossime generazioni. Una regola non esclusiva ma inclusiva di tutte le professioni tecniche ed umanistiche che concorrono alla cultura del progetto, nella sua ideazione e nella sua realizzazione.


Chiediamo la pratica del Concorso di Progettazione in due fasi per tutte le opere pubbliche, con la premialità al primo classificato e il successivo accesso alle fasi esecutive per tutti gli architetti italiani.


Lo scrivente, nella qualità di Presidente p.t. dell’Ordine Architetti PPC della provincia di Trapani, si impegna a non approvare i Concorsi di Idee delle stazioni appaltanti riguardanti le opere pubbliche ma soltanto quelli che riguardano idee per opere artistiche e similari, aperti alla partecipazione degli architetti. 


Chiediamo che il lavoro con la committenza privata non debba essere più praticato con il “delirio normativo” di questi ultimi anni.


Così come auspicato dal Presidente nazionale Giuseppe Cappochin, l’Ordine di Trapani si impegna alla diffusione del progetto di architettura presso le scuole di ogni grado del territorio affinché la cultura dell’abitare e il ruolo dell’architetto pianificatore paesaggista e conservatore, sia condizione imprescindibile per le relazioni umane, il disegno della casa, delle città, il disegno del paesaggio.


Chiediamo che la pianificazione territoriale e la pianificazione paesaggistica non siano distinte e separate, poiché il Paesaggio italiano è uno, è fragile ed è composto da città, dai piccoli centri storici, dalla campagna e dalle periferie degradate.


Nell’esposizione dei temi regionali del Congresso alla Sicilia è stata assegnato il tema “Infrastrutture- Etica e legalità” su cui ha relazionato il presidente della Consulta Regionale, arch. Pino Falzea, che ha declinato sui ritardi infrastrutturali dell’Isola Continente rispetto ai futuri corridoi tra Nord Europa e Africa, per i quali la Sicilia assume il ruolo strategico, così come avvenuto nell’età classica delle civiltà Mediterranee.


Chiudo questa mia breve riflessione, riportando il giudizio di stile e di coesione della delegazione trapanese espresso da diversi colleghi con cui ho avuto il piacere di dialogare.


arch. Vito Maria Mancuso






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